|
Anjira Assavanonda: Matrimonio misto di prigionieri celebrato in carcere [18/10/2002] di Ramiro D'AVALOS
Chi come me ama viaggiare, se ne rende conto come in ogni popolo leggi e criteri giudiziari variano in funzione di valori diversi: etnologici, religiosi, politici o ideologici che siano. Il buon turista se ne rende conto che dovunque si vada bisogna stare attenti a comportarsi in modo di rispettare le persone e i luoghi e, per il proprio bene, cercare di essere bene informati per non infrangere leggi e consuetudini autoctone, di modo di non ritrovarsi con delle penalità che possono essere ben lunghe di quelle dei propri paesi di origine.
Osservo come ci sia tanta leggerezza nel comportamento del turista, specialmente quello italiano, che a volte prende sotto gamba tanti dettagli per poi trovarsi altrove davvero con problemi seri, specialmente per infrazioni che riguardano droga e sesso. Quante volte anche si offende la sensibilità delle persone che ci ospitano pretendendo altrove di aver le cose che normalmente si hanno a casa. Credo che chi ne abbia tante pretese e non sia in grado di vedere la diversità come una ricchezza, farebbe meglio a rimanere chiuso a casa, o magari, se proprio per status sociale “deve” fare il turista, lo faccia si, ma per il proprio bene, in villaggi turistici della propria nazione e/o con viaggio tutto organizzato con guida turistica connazionale!
Leggendo una notizia del Bangkok Post del 1 Ottobre (che cercherò di tradurre integralmente, chiedendo in anticipo scuse perché ne l’inglese ne l’italiano sono la mia lingua madre), ho appresso con entusiasmo come le cose migliorino grazie a gli sforzi di tanti.In un paese meraviglioso come la Tailandia, con tanta bellezza, con tante diversità, ma anche con tanti problemi complessi, osservo come davvero si fanno passi avanti per garantire diritti civili universali grazie anche a tanti persone illuminate, siano funzionari o civili.
Bangkok Post
Ottobre 1,2002
AMORE IN PRIGIONE
Nigeriano sposa donna tailandese, ambi due in prigione scontano una condanna a vita per delitti di droga
Anjira Assavanonda
Le mura della prigione Bang Khwng non sono più barriere al amore del nigeriano Johnson Adibe Obiesie e della sua fidanzata tailandese Pranee Maneewong.
Il loro persistente amore dietro le sbarre fu premiato ieri quando si sono sposati nella prigione a Nonthaburi. Questa cerimonia in stile tradizionale tailandese è stata la prima a celebrarsi in carcere: lo sposo vestito in bianco e viola e la sposa vestita con l’abito tradizionale rosa, fatto dalle sue amiche del carcere, hanno firmato i registri essendo stati prima benedetti con acqua santa e coronati con le ghirlande dal direttore dell'Istituto Correttivo, Siva Saengmanee, il quale ha organizzato l’evento.
I due prigionieri furono sentenziati a prigione a vita nel '94 per delitti di droga, ma ieri non vollero commentare niente al riguardo delle sentenze.
Al inizio del anno il 40enne Obiesie chiese all’ambasciata nigeriana di accordare il suo matrimonio con la 35enne Pranee, la quale è in detenzione alla prigione centrale femminile a Bangkok. Loro si sono fidanzati dal 1987 quando Obiesie visitò Thailandia per motivi commerciali, e hanno un figlio di 10 anni che vive in Nigeria con loro parenti.
La decisione di sposarsi fu presa dal nigeriano prendendo in considerazione che lui potrebbe essere estradato e concludere la sua sentenza in Nigeria e sposandosi, la sua moglie potrebbe fare altrettanto. Obiesie è ottimista che tanto lui come Pranee in Nigeria potrebbero essere liberati sulla parola e così riunirsi con loro figlio.
Il nigeriano ha ringraziato i governi, tailandese e nigeriano, per permettergli di realizzare il suo sogno: “Il matrimonio di oggi è il principio della gioia di ricominciare una nuova vita”.
Pranee disse che lei è stata informata del matrimonio con solo pochi giorni di anticipo, e che non s’immaginava la grandiosità della cerimonia, durante la quale disse: “Sono stati 5-6 anni che non ci siamo visti, per essere in contatto abbiamo scambiato delle lettere. Oggi sono davvero contenta anche se ci separeremo una volta finita la cerimonia.”
Il Sig. Siva, direttore del carcere, dice che i condannati possono sposarsi perché il diritto alla famiglia è garantito dalla costituzione.
Fonte: Bangkok Post
Commenta
questo articolo | Torna
all'indice degli articoli
|
| LE NEWS! |
|
Scrivi le tue notizie direttamente su questa pagina o
lascia i tuoi commenti:
Non sei
registrato?
Fallo ora!
|
|