LE TRIBU' DELL'OPPIO
- Associazione Culturale Obbiettivo sul Mondo
a cura di Gianluca Borgo e Claudio Tirelli
Testo: Francesco Montessoro, Veronica Porro.
Fotografie: Gianluca Borgo, Carla Parato Milone, Francesco Montessoro, Claudio Tirelli.
Selezione fotografica: Gianluca Borgo, Claudio Tirelli.
Coordinamento: Gianluca Borgo.
RINGRAZIAMENTI - Gino Cavezzali per la foto della donna giraffa. Nguyen Van Su, etnologo di Hanoi. Alberto e Piergianni Addìsper il coraggio di aver avallato il progetto sulla fiducia.
A tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del libro ed agli amici che da anni dedicano parte del loro tempo a sostegno dell'Associazione.
NOTA DEGLI AUTORI - In Asia sudorìentale i popoli delle montagne sono noti con appellativi spesso assai diversi, e i nomi adottati in questo libro per designare le varie etnie sono al solito quelli usati dai membri stessi di ciascun gruppo.
I Tai cosiddetti "neri" chiamano se stessi semplicemente "Tai", ma sono desi-gnati "Tai Dam" o "Tai Lam" da altri gruppi Tai; per i vietnamiti sono "Tay Den" o "Tho", per i thailandesi "Lao Song Dam". Esistono poi Tai "rossi" e "bianchi".
I Man, noti anche con il termine cinese "Yao", preferiscono l'appellativo "Kim-Mien " (o "Kim-Mon") che significa "uomini delle montagne ". In realtà si suddividono in circa una dozzina di sottogruppi dotati di alcune decine di nomi diversi.
I Hmong sono chiamati "Miao " dai cinesi, "Meo " dai vietnamiti, ed i sottogruppi in cui si divide questo gruppo etnico avranno ciascuno uno o più nomi attribuiti dai vicini, oltre che da loro stessi: vi sono Hmong "neri" ("He Miao" e "Meo Den" rispettivamente per cinesi e vietnamiti) che rispondono al nome etnico di "Hmong Du" o "Hmong Klu"; i Hmong "bianchi" si definiscono "Hmong Kleo" o "Hmong Dao", ma vi sono anche Hmong "rossi", "a fiori" e "verdi" (o "blu").
Spesso nell'attribuzione del nome appare anche l'origine regionale, e vi saranno dunque Tai o Hmong di una particolare area identificata dal nome. In questa babele di nomi e di gruppi etnici si è scelta una attribuzione sicura e rigorosa, omettendo però le denominazioni particolari dei vari sottogruppi che si giustificherebbero solo in un testo accademico.
PRESENTAZIONE - L'idea di realizzare un lavoro sulle minoranze etniche presentate in questo volume prende vita qualche anno addietro dall'incontro di Claudio e mio con Francesco Montessoro, studioso di storia della società e dell'economia dell'Asia orientale contemporanea, ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano, invitato da Obiettivo sul Mondo a tenere una conferenza sull'economia dell'oppio legata ad un programma di appuntamenti dedicati all'Indocina.
I viaggi, i popoli e la loro cultura accomunano i nostri interessi e ne nasce una relazione che si consoliderà con il primo libro omonimo pubblicato dall'associazione che tratterà proprio di questi argomenti, al quale seguirà una mostra fotografica. Intorno all'associazione si aggrega, con l'andar del tempo, un numero sempre crescente di persone e si crea un circolo di informazioni ed amicizie grazie alle quali è possibile percorrere rotte lontane dai luoghi comuni del turismo "vacanziero ".
Gli itinerari in Vietnam e Laos percorsi prima di noi da Carla Parato Milane ci pervengono attraverso Roberto Pattarin, viaggiatore di lungo corso e qualificato etnografo, grande amico dell'associazione, conosciuto per la passione che lo spinge a muoversi attraverso il globo.
È grazie alle immagini che questi popoli ci hanno regalato durante la nostra permanenza nelle loro terre che al nostro ritorno abbiamo dato inizio a ciò che si è con-cretizzato nel lavoro che vi presentiamo.
Con il contributo fotografico di Carla varchiamo i confini indocinesi per raccontare di queste genti che non hanno mai considerato i confini come limite del loro continuo migrare.
Nostro augurio è che questo libro, oltre a voler essere un modesto contributo per preservare questa diversità culturale, riesca a comunicarvi parte di quelle emozioni che noi per primi abbiamo provato in questi luoghi, nutrendo la segreta speranza che continuino a rimanere tali come li abbiamo lasciati.
Gianluca Borgo
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